Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da Marzo, 2014

SOLO PAROLE

Parole incartate
in carta crespata.
Sgualcite, ferite,
offese dalla violenza.

Le parole esprimono il sentire, quando si avvicinano alla prepotenza e incidono sentimenti delicati, offendono e feriscono offendendosi nel proferire, sì perché scendono e sguazzano nel marcio di chi li emette, sentenze nere.

Paroli pisanti, niuri e viulenti,
sentu scurriri o’ postu di sintimenti.
Paroli chi ‘ffennunu cu’ li ricivi
e cu’ li dici.
Paroli tristi e vigliacchi, prisintusi,
oji ‘nta ‘stu munnu accussì
canciatu.
Mi piacissi fussiru ‘ncartati
comu li rosi profumati, trattati
comu cosi priziusi, lassati
e nostri carusi, a li tanti figghi di
cuscienzi ginirusi.
Liggiuti e tinuti comu rosi
senza spini, ciauriati e pusati pi
ricordu a vista ‘nto cori di cu’ ama
la paci e ‘mmutta la viulenza.
I mia sunnu sulu paroli…

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.

LU PAISI DORMI

Lu paisi dormi affucatu di l’acqua,
di la negghia, chi scinni a mucciari casi
arbiri e viti.
Nenti risparmiatu ‘nta ‘stu friddu
d’invernu, unni lu ciauru di la forza di la
natura è subbissatu .
I rami spugghiati di culura, taliunu
‘n terra ‘mpurriri i fogghi sutta a ‘n’ acqua
chi tuttu si porta.

Rita Vieni

IL PAESE

Il paese sta dormendo, soffocato
dalla nebbia che copre, nasconde alla
vista, alberi, tetti e la vita.
Nulla risparmiato, grigio paesaggio,
fredda atmosfera, odore di natura.
Sotto la nebbia, riposano le foglie,
a terra calpestate, battute dall’acqua,
che percuote la terra.

Rita Vieni
 Opera pubblicata ai sensi della Legge aprile 22 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


LU ME PAISI

Mirtu lu me paisi, casuzzi ‘nta
‘na cullina pusati, chi ‘spettunu
i vasati di lu suli di la matina. 
Tutti ‘i biddizzi teni, ‘nto ‘nvernu
macchi di culuri di ‘nu virdi sgargianti,
‘nta stati lu suli ‘mpiccicatu
‘nte mura passiati di li zalacrini.
Usanzi, maestranzi e arti ni teni
‘na bona parti.
Mi visti nasciri, caminari,
chistu è ‘mpurtanti.
Lu me paisi terra ginirusa è!
Iò ‘n menzu a la me genti,
staiu cuntenti.

Rita Vieni  — presso Presso Museo del Costume e della Moda Siciliana. Situato nel palazzo Cupane, nell’omonima via, il museo conserva abiti storici della tradizione siciliana.


SENZA NEGGHI E SENZA SCURU

‘Na jiurnata di suli primavirili
s’affaccia, iò mi sedu e taliu ‘stu
celu.
Senza negghi e senza scuru!
Rondini tornunu di la timpesta,
cercunu la spiranza ‘nta vita chi
ci resta.
Puru ‘nta me testa s’affaccia ‘stu
pinseri ballirinu, ma lestu lu
me cori ci dici :“ ‘Zzittiti”!
Mi codiu e taliu, ora chi ‘nta
‘stu mumentu àiu tempu
pi rispirari aria fina.

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.

Mirto Chiesa di S.Maria di Gesù



VIVA

VIVA

V ivo, tra le trappole della vita,
I n un mondo di solitudine inquieta,
V agando tra i vicoli dell’anima.
A mo, i frutti del ventre e l’amore che m’arride!

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


IL CERCHIO

Ho visto un albero vuoto al tronco,
indossava il vestito nero di morte.
Adesso rami di teneri fiori
profumati di vita.
Ho visto un bocciolo chiuso ,
infestato da parassiti al suolo
chinato.
Adesso il suo profumo un inno
di gioia.
Ho visto il cielo ottenebrato da nuvole,
litigiose in corsa a lottare.
Adesso la speranza variopinta
farfalla, si posa lieve sui sentieri
del sentire.
Ci avviamo cingendo il cerchio.

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.

ADDUMMISCITI

ADDUMMISCITI

Addummisciti supra ‘stu cori,
chi batti e canta ‘na canzuni,
d’amuri.
Addummisciti ‘nte brazza chi
stritti ti portunu ‘nte sogni
d’amuri.
Talia ‘nta li negghi di li ricordi,
facci vasati di cuntenti
risati.
Quannu la notti lassa lu scuru,
e lu celu di spiranza si tinci ,
lu jornu trova du’ innamurati,
chi ‘nto sonnu si tenunu
pi la manu biati.

Rita Vieni

DORMI

Dormi, riposa sul cuore,
ritmi ti cullino in nenie,
in buio tra ombre e silenzi,
di effluvi trasparenti
sembianze.
Dormi, nel tepore del sogno ,
vagita, nel roseo inconscio
dalla nenia struggente, eco
caro e bramato.
Nell’arco di tinto vestito d’aurora
di timide voci , l’alba sorprenderà,
due amanti racchiusi in sogno,
che planano tenendosi per mano.

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.



PRIMAVERA

Alla luce dei colori ritrovati muovo e incollo spettatrice, nello spazio temporale. Ah, l’essenza vitale! Assorbe e rimanda a vecchi riti. Odo il cinguettare allegro e musicale, l’effluvio che gira intorno ,stimola voglie e desideri. L’occhio  s’appaga alla tavola  imbandita, acque limpide, cristalli d’entità riflessi, vita che risale  in cerca di eternità. Il candore d’una bellezza pura che inebria e consola in una luce benevola d’ardore . Primavera nel cuore, primavera nell’aria, su ali e petali trasportati dal vento, dal refolo timido d’una annunciata voglia di nuovo  che nel vecchio si rinnova.
Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


IL NERO

Il colore pennella un quadro d’estetica quasi perfetta. Il rosso delinea labbra carnose. Il rosa affresca guance di gentil viso. L’azzurro d’occhi imprime ingenuità. Un ovale dal sorriso…Spento! Il nero domina lo sfondo incappucciando chi  scavato dal dolore ha perso ogni colore. Abissi insondabili chiusi alla luce, affogati nell’azzurro di quel cielo, diafana pelle prosciugata da linfa che non irrora. Labbra esangui martoriate da morsi, tacciono alla vergogna dell’onta subita.
Rita Vieni
Il dolore  ha nero colore, ha artigli che stringono, soffocano la dignità in nome della violenza!
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.






MARZO

Immersa in un momento quasi buio, nella pioggia e nel vento, persa tra l’umore del tempo che assorbe e sigilla cupo  tormento. E’ un attimo e torna il sereno! Marzo m’attende, prende per mano, guarda  oltre il limitar della montagna. Lì si ferma lo sguardo, nel rimembrare atmosfere lontane in musiche  e voci, in volti e sorrisi. E’ un attimo e torna il presente! Ora vivo il mio marzo che risucchia  il sentire, bussa , non oltrepassa confine d’un cielo adesso sereno.
Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


MARCIAPIEDI D'INDIFFERENZA

In un inverno triste e spoglio,
frammenti d’anima vagano
silenti tra marciapiedi d’oblio.
Nessuno sguardo perfora il manto
disseminato dai dolori, affettato
da gemiti usciti da orbite piene
d’orrore.
Sostano prive di dignità nel
marcio del fango.
Moglie, madre o bambina, il gioco
della roulette russa?
Un mortale passatempo, in dì
feroci di assalti dove mani
di carnefici agiscono.

Rita Vieni

 Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


IDENTITA'

Il mio mondo parla, non tace.
Come rosario recito nel proscenio,
sgrano la litania del mio essere,
felice invoco l’io rinnegato.

A lungo vagabonda su lidi deserti,
in solitari eremi di angoli bui,
libera di un sentire meschino,
ritta, orgogliosa, al destino dichiaro.

Tornata nei nati, traballante alla
gioia, m’incammino su fili di seta.
Ah, qual dolce sensazione, la libertà!
Assaporo, mando giù, nettare di vita.

Nel riflesso di vivida luce, solo
velluto d’accarezzare e bocca di rosa.

Rita Vieni

 Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


A RITROSO NEL TEMPO

Sulla macchina del tempo, a ritroso  nei dì perduti, ritorno all’antico  richiamo. E siete ancora là! Vecchi  dalle rughe che gentil visi baciano, sorridenti e belli, al sole del mattino. La fatica del vivere pesa su  ossa ristrette, mentre mani nodose accarezzano amorevoli. Vorrei poter toccare la calda pelle d’un tempo, ma ahimè, rubato il calore, solo inconsistenza nel dolce ricordare, agli occhi piangenti , solo diafane trasparenze. Ritorno al presente sconfitta, s’è trattato d’un sogno, ma perché ho sulla mano l’impronta d’un bacio?

Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


FANTASIA

FANTASIA

Un passo dietro l’altro,
fatto.
Adesso sosto,
dove i pensieri
si incrociano senza
salutarsi, dove i silenzi
non commentano,
bisbigliandosi sottovoce,
ma si osservano allo
specchio del cuore,
dove i movimenti eleganti
ed elastici sono guidati
dalle mente con un battito
di ciglia.
Colorati vagano e sostano
invadono, ma non prendono
corpo.
Fantasmi imbottigliati
e arenati su spiagge
fantastiche.
La fantasia non limita,
respira.

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


DI ME DONNA DIRAI

Di me donna dirai d’una primavera fiorita alla carezza del vento,  ubriaca al nettare estivo del calice  dell’amore, addormentata  ai raggi di luna ammiccante, viva al caldo soffocante di  fuoco invernale  che ama in un autunno sdraiata su  coltre colorata. Di me donna dirai figlia dorata, sorella della luna, amante perversa , madre tenera. Di me donna dirai che sono la tua sete che nuota nel pozzo del desiderio,  la tua vittoria, carne tremante al contatto di mano errante, pioggia nella calura dalle trecce color del grano, danza  del peccato sfrenato ai fuochi della  notte. Di me donna dirai riflessa in cascata di spuma dal canto di sirena ammaliante. Io donna parlerò di me, del filo d’erba piegato, dell’anima nuda impalata alla ruota che gira, calpestata in letto di catene, idolatrata, da rosse bacche infingarde. Parlerò nell’infinito che presta ascolto nel ventre  di oggi e del domani, sino all’ultimo giorno del mondo.

Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 apr…

L' AMICI

A cu' cu tanta amarizza nun ci capita
di pinsari a l'amici d'un tempu, chiddi
chi spissu siduti accantu, parlavunu
dimustrannu tantu.
Di tuttu du "tantu", ristò nenti,
sulu paroli siminati o' ventu.
Ricordi beddi ma ora amari,chi mi
fannu pirdunari, ma non scurdari.
I tempi di la cuntintizza e di l’allegria vularu via,
resta ‘n funnu o’ cori, tanta malincunia.

Rita vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.























MENZOGNE

Vestiti a festa  le menzogne banchettano  al desco della verità. Si cibano di sogni e desideri fagocitano i pensieri puliti  di chi ama la semplicità. Abbruttiscono menti e gesti alla luce di albe e al buio di tramonti effimeri e traballanti. Incalzante la coscienza in bianca veste  paladina di giustizia:  “Inutile nascondersi  alla voce  della ragione”. Mente e cuore si appellano, la voce  proclama  la verità,  luce di innocenza  al buio delle menzogne dello spergiuro . E nella ritrovata luce gli occhi  non ciechi brillano.
Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.





LA PRIMAVERA DEL CUORE

Pioggia bagna  la terra che profuma di viola!  M’inebrio di vita tra il verde respiro.
Rita Vieni  
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.