Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da Maggio, 2014

E' TEMPU DI RICORDI

Quantu ricordi siminati ‘n giru. Sugnu sula cca e pedi di ‘nu silenziu chi teni  cumpagnia:  pinzeri vagabunni  tornunu  arreri, si ‘ssettunu ‘n prima fila, si rifannu prisenza. Ah la vita di ‘na vota! I tempi scurreru e iò cu iddi! Vuci e pirsuni, fantasimi oramai,  si fannu carni, mi ‘llucchiunu, carchi lacrima scinni, si ni vannu, comu farfalli culurati, di la finestra lassata aperta. Ora sulu ciauru e vogghia di vita!
Rita Vieni
I ricordi riaffiorano, ci ricordano il tempo trascorso, noi presenti e gli assenti ,mentre la commozione si lascia attraversare da qualche lacrima. Quando l’onda scema, si placa il pensiero vagabondo tutto ritorna al presente  che riprende.

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


AUTUNNO DI VITA

Portami con te, dove l’alba ha il tuo colore, dove il tramonto muore, dove l'infuocato silenzio infinito oblia un pensiero mai definito. Sii il respiro dell'acqua, l’ultimo palpito di vita nella morte, l'ancora in imo mare
ai tentacoli della notte. Sii l'abbraccio, la mia catena,
il mio sospiro di rossa veste, la danza lenta nel frullio d'ali in volo. Inebriami gli occhi, fa' che l'ultimo nettare nella mia bocca, sia il banchetto di luce della mia ultima alba!
Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.



RITA (ACROSTINOMIO)

Ricordi si specchiano alla luna, I  voli alati abbracciano la notte: T ace il giorno alla fantasia vestita di favole e A lla luce  fugge il sogno!
Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


ASCUTA

‘Scuta lu rumuri di ‘stu silenziu, ti parla dintra l’ aricchi.
Lu cielu, vardulu quanti stiddi, 
quantu lucitti chi ti taliunu,
finu dintra o’ cori.
Penza ‘nta ‘st’ ura di notti cu la luna,
li ciati di vita di li cristiani,
chi ‘spettunu l’alba di ‘nu dumani,
‘nta spiranza di paci e d’amuri,
pi comu dici nostru Signuri!
Rita Vieni
ASCOLTA
Porgi l’orecchio al silenzio in una notte stellata, poniti all’osservazione attenta di te stesso, in un mondo dove l’oscurità cede il posto alla luce della coscienza umana.
La ragione parla tra le tante stelle che occupano il cielo a chi cerca nella speranza del domani, carità cristiana e pace.
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.

Quadro situato presso la Chiesa dei Tre Fratelli Martiri, Alfio, Cirino e Filadelfio, presso Mirto (ME)

AMORE E POESIA

A more e poesia: connubio vermiglio. M entre la via diverge, converge l’esistere: O gni cosa ha linee, dimensioni e forme, R esiste all’usura, all’incuria e alla vita E  in avversità, nutre di ricordi.
E poi…La favola senza fine che nel fine vive!
P oesia è la lieve farfalla è O ltre l’infinito definito E ntro l’io senza urlo che calma, Si incanta e freme quando colma I n attesa di una anima che ama.
A more e poesia: esistenze! 
Rita Vieni

SENTIMENTO

S entire il vento tra i capelli, E udire una voce silenziosa: N ulla ad interferire T ra l’essenza e l’essere! I n questo adesso d’estranei, M usica e parole tra noi. E d il vento canta , la pioggia N on sosta, fugge al grigio. T ramonti in forti tinte, tingono O gni angolo del nostro insieme!

Rita vieni

SEI TU

S ei tu dolce amore dei giorni,
E ssenza e godimento, I n questo momento.
T u che colori giorni bui, tu U no spazio incidente!

Rita Vieni

AMORE (ACROSTICO)

A more qual dolce suono! M entre la nave s’adagia su O nde tranquille, il mio cuore R adioso, s’infiltra nelle sue acque. E d è di nuovo vita!

Rita Vieni

DONNE

Ombra silente, nessuna impronta, né suono, né odore, né corpo: luce riflessa in mura crepate. Tacita al non consenso, di te nulla nell’ingorgo d’eterno divenire. Viva al cospetto della violenza, donna  che aspetta nell’immutato gesto, traccia rossa e arti spaccati. Viva e all’erta dell’io che vi dimora, attende!
Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


RITA (ACROSTINOMIO)

R ubo rari, eterni,  fievoli I stanti di niente! T ra le voci che mi confondono A nche il silenzio a volte pesa!

Rita Vieni




RITA (ACROSTINOMIO)

RITA
R ose d'amore vestite, I ncartate in carta crespata, T occano l’anima di chi ne A ma l’essenza!
Rita Vieni



IL SENTIRE

Si spengono le speranze, s’inabbissano nel buio cieco dell’ipocrisia. Senza meta errante dei giorni nei giorni vuoti a cercare margherite. Sfogliarle a sentire ed arricchire. L’oggi ha di nuovo il profumo d’un prato di primavera, condiviso tra erbaccia e delicati petali. Le due facce d’una medaglia! Se nell’io calpestato, la pioggia, il sole caldo, in raggi su pelle nuda cosparsa di petali, sorridere al rinato sé. Oh il calore, penetra negli abissi e risorge dalla carcassa.
Rita Vieni

 Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.

AL BUIO

Assorbo il mio momento in questo pensiero d’argento, nell’imminente luce del buio. Coloro l’emozione, evasione che vola e mi consola, nel tepore di un nido su l’albero. Le labbra del silenzio tacciono, cibate dal caos urbano, mute perché stanche d’ascoltare e intavolare diabitrie con l’io. Basta parole, adesso solo note!
Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


ADESSO

http://www.oceanonellanima.it/AP_index.php?scelta=opere&id=289&opera=6517&page=3

Assorta  nel presente, contemplo il pensiero di un futuro imminente. Assorbo, colorate sensazioni, non trascurando evasioni. L’io presente, ponte d’adesso attraversato da piaghe che bruciano e disperdono in bocche di silenzio.
Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.

CARMELO (ACROSTINOMIO)

C ammino nel pensiero, A dagiata languidamente nel R osso tuo cuore adorante. M io! Sempre! E ntro la polvere del tempo L ì nel bianco dei capelli, O sservi  me che t’accompagno!

Rita Vieni

ARMONIE

Ascolto in sensi la natura, dell’incantato respiro, respiro suoni, come ombra silenziosa avanzo e miro. Oh doni preziosi, lascio al cuore l’amore d’istanti! Qui, in questo adesso senza tempo, accumulazione, alito, visione, tatto, comunione, sublimano in fusione nel mio esser mortale. Non v’è muta pace se non v’è sinestesi tra armonia e anima, tramonti e aurore specchiati, in condomini alternati. Nel silenzio bisticciano le parole, l’astio in quarantena, si nutrono e d’amore rilasciano l’essenza in armonie di note.
Rita vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.





A TE (ACROSTINOMIO)

C hi se non tu ad incendiarmi il cuore! A bbracciata a te mia R occia, confido nell’attimo che M irabilmente vestito d’eterno, E ntra e radica nell’essenza che nei L unghi anni di emozione diviene corpo: O gni cosa ha il tuo viso, nome e colore: AMORE! 
Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni



IL MARE IN PRIMAVERA

La primavera tinta al tramonto:
lì mi perdo nell’assenza di limiti,
tra mormorii e respiro marino
dormiente al cullare d’onde 
sapienti .
La primavera tinta dalle ultime
tracce di buio, nell’alba sorridente
tra acque di un mare siciliano.
Mi nutro dell’infinita gioia,
sono viva nel battito del vento,
nei ruggiti d’un mar contento,
nella sabbia che lenta scivola
tra dita, gettando la fatica.
Fagocito granelli di felicità,
il corpo teso al corso cieco
delle stagioni.
Sono sostanza che s’inzuppa d’amore
e vita!
Ah la dolcezza e profumo di questo mare,
ne aspetto il defluire d’onde!
Nel quieto riparo, vi riparo,
osservo e sorrido e infine chiudo
gli occhi sognanti: oh tenera vita
che m’acclami!

Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.

'STU SILENZIU VOLA

Quantu silenziu ‘ntornu a me. Sula, ‘n cumpagnia di li tanti pinzeri  chi nun mi lassunu, tornu  arreri cu la menti e mi rennu cuntu di ‘na vita china di rigali. Tra lu curriri pi lu mari, ‘n menzu a la sorti e la cutra,tiravi dritta. ‘Nta  ‘stu mumentu di apparenti   calma godu  cu tuttu lu cori. Caminu cumpartecipi o' so rispiru,  ma ‘ntantu, ‘nta  ‘stu silenziu  amicu, mi godu ‘stu Gloria Patri, prima chi si ni fuji. 'Stu silenziu vola senza dumannari, ascuta e jietta vuci comu l'ali niuri di 'na libirtà senza prezzu!

Rita Vieni

Ascolto la voce del silenzio, odo il suo palpito. Guardo indietro nel tempo, tanti i doni. Tutto scorre  ineluttabile. Protagonista, tra vittorie e sconfitte, vivo. Adesso dopo lungo cammino voglio godermi l’istante che dimora nel silenzio degli attimi nel volo accomunato di un uccello nel suo cielo.
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.







LU CELU

Lu celu teni ‘n’ azzurru  culuri,  vistutu a festa voli ‘bballari! Chi  jurnata oji! Iò mi incu lu cori di ‘sti gioi, di ‘sti rigali,  ‘nto tempu chi lestu comu furettu scurri. L’arbireddi chini di fugghitti virdi e  tenniri gemmi, si mettunu ‘n posa  pi si fari taliari. Di cca e di dda ‘n volu, tanti farfallitti e vespi:  pirduta la strata cercunu vittimi di ‘nzurtari. Un quatru di primavera, chinu di ciauru e di vita, pi mia chi sacciu godiri!
Rita Vieni
IL CIELO
Nel tempo che veloce corre con ali d’eternità, osservo il mio cielo coperto d’azzurro, in sinestesia con l’io che ha voglia di bere, dissetarsi accompagnato dalla natura benevola in un quadro di primavera festante. Amo di questi istanti!
Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.



A SPASSO NEL TEMPO

Passeggi nel tempo  in una corsa al trotto dove stremati cavalli s’accasciano. Dipartono i silenzi si allungano le attese, i riflessi cristallizzati s’infrangono ai sogni. Il muto avvolge ne l’impellicciato momento, nuvole di vapore emessi senza proferire parole. Da l’improvviso tenero germoglio uno squarcio, fende l’uggioso  ed  ancora aurora nella primavera d’un io arido d’amore. Guarda il cielo sgombrarsi , ascolta il respiro, d’un vivo e speranzoso oggi, cullato da visi, d’anime che conoscono il dolore. Nella perfezione gialla, il verde predomina, il rosso s’accende il rosa della rosa canta inni corali. Dimora nei sentieri che al tatto resistono, salta la corda e sali su l’altalena d’infanzia. Rifugio sia il bianco e nero d’inchiostro scolorito, il foglio spiegazzato al profumo d’antico. E sia! Il girotondo in cantilena , l’ombra del salice piangente, l’onda spumosa scagliata contro la roccia che scudo pone alla violenza d’un liquido insidioso. Alla dimora del dolore ritorna, m…

MAMMA

M amma di bel dolce e tenero sorriso, A mi nel profondo del tuo sentimento, M e che sono il futuro vestito di carne, M e figlia d’affetto mai mutato. A ttraversiamo gli spazi e arraffiamo gli istanti: felicità!
Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.

MAMMA

M amma quanti teneri ricordi. A lbe e tramonti si alternano M entre il tempo scivola via, M iele al palato. Son certa, A mi me, il frutto d’amore puro!

Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.



NOTTE AMICI

NOTTE AMICI
N on ho scuse da offrire al tempo O ra nel desio di un dolce oblio, T ra tracce di profumo e polvere di stelle, T engo stretti i pensieri in pugno. E ssi si presenteranno all’aurora, A ncora giovani e forti, anche se M olti, troppi, trascineranno catene. I n questa notte di dolcezza, C on la carezza della vita lego I nsieme le certezze! A domani!

Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


IL PERDONO

Un ansare misterioso fuoriuscire dalla terra: al giaciglio del pianto l’umano pensiero! Il riverbero d’antico  odo suggerire  alla mente apatica: il dire risuona  stantio al chiarore della lucerna. Alla  sera tutto si copre, a galla ormeggiano colpe e misfatti, cimici infestanti. Il perdono  si dichiara colpevole e dall’atavica dimora, sale fievole e fioco  su per le scale con il lume: gente dorme sull’attico del sogno, scaricando coscienza: dolo, violenza e crudeltà, assolti!
Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.



A MIA MADRE (ACROSTINOMIO)

G entile e mai stanca, E lla mi sorride e rinfranca. N ei giorni bui di dì d’affanni, O do il suo cuore che malgrado gli anni, V uole ancora correre, stringersi E non lasciare, i miei battiti: amore puro! F orse l’amore è eterno, F orse l’oltre è sempre madre, A noi la vita che donata ci sorride!
Rita Vieni

Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.

'NA MATRI

L'amuri di la mamma è priziusu assai. 'Nu  cori 'mmensu,  ginirusu: pirduna  e nun dumanna mai! Paroli duci e chini d'amuri, ‘nto cori pi ogni matri, ma restunu spissu muti. Iddi si ponnu leggiri, dintra a l'occhi e 'nterpitrari, picchì 'na matri nun àvi bisognu di li paroli, ma sulu di l'amuri senza duluri. E quannu un figghiu ci dici: "Mamma grazi pi la vita”,idda cu l’occhi chini rispunni: “Ciatu, leggi 'nto me cori e camina cuntentu"

Rita Vieni


Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


BUGIARDA

Giunge al cospetto, dinanzi occhio d’accusator  vestito, genuflessa, simile a penitente confessa , in litania dal rosario sgranato , donna al limitar di follia.
La spergiura rossa bacca, al proferire  menzogna si mortificò lesta alla vergogna che onta su capo d’essere fece cadere .
 Oh sventurata donnetta,  d’infamia vestita, fuggi lesta,  di cenere cospargi capo, inchino in mestizia d’ingegno.
Prostrati  ai piedi di chi t’assolve e rea della colpa assurgi a nuova  condizione di vergine cuore.

Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


BUSSANO AL CUORE

Bussano per accerchiare i sentimenti: nel buio taciturno nego. Sorrido alle emozioni non alle ovazioni discontinue. E falso dell’ingannevole tregua, bussa e attacca il silenzio del vuoto. L’elegante diniego maggiordomo di se stesso, ripiega e chiude all’ingenuità dell’atto, fermo nel non inchino, la porta spranga al rinnovato bugiardo in un tempo malandrino. L’abisso alza le reti in barca, vuote del pescato, sconfortato ritorna immusonito e solo. Le emozioni frementi aprono le porte d’accesso, codificando l’anima che vive nel cesto colmo di primizie, lungo il parallelo che corre con il fiume.


Vieni Rita
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.

VIVERE

Guardare dentro, brividi nella lotta, di notte e al buio.  Abisso e cenere, ascoltare l’introspettivo,  non divagare nel tempo dell’azione.  Spegnere lo sconforto, accendendo emozioni latenti su pozzi ristagnanti di lamenti. Vuoti che bruciano nella lotta spesso dimenticata  che non parla:  essere per viaggiare  e risolvere né tanto né poco: l’essenziale.

Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni


IO MADRE

Mi cerco tra queste mura, tra strade solitarie riecheggianti l’assoluto niente,
nel verde ondeggiante carico d’effluvi di rose e gelsomini, tra le fronde gremite
di verdi ciliegie: un nido pigola, una madre circonda in ali d’amore, per amore
sazia in vermi scalcianti.
Le madri invocano, pregano, genuflesse al cinico comando che d’eterno
cinge e detta: tiranno usurpa, chi mai distogliere vuole, occhi, cuore e mani.
Io madre, qui raccolgo memorie, sorrido al nido che mi nutrì, alle mani che
d’amorevole carezza mi fasciarono e lasciarono per volare e costruire.
Io madre, qui costruisco in abbandono senza elemosinare affetto sguardi carezze.
Io madre amo mia madre, amo come madre e di madre finire i miei giorni,
in consapevole imperituro testimone al futuro che nato da grembo, diventerà
madre.
Il sorriso dipinto in colori d’arcobaleno è colei che conduce alla luce del mondo!

Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.


UNA PRIMAVERA TRISTE

Il tempo guardingo s’affaccia: una primavera  claudicante immemore dei trascorsi conduce. La malinconia siede al tavolo imbandito di niente. La voce si perde nel tunnel del chiasso, fiumi, ponti, strade: ahimè l’incuria è oggetto si sdraia su fanghi, dolori, lacrime! Impronta d’uomo dal profilo sconfitto, vaga fruga e dispera tra inzuppati resti ove galleggiano le vite alla ricerca del futuro. Si cerca nell’adesso il punto d’inizio! Il silenzio guarda dall’alto!
Rita Vieni
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni.




MATTINO DI MAGGIO

Di nuovo la luce a battere agli usci! Si presenta così, senza fronzoli e scuse, tiepido, quasi autunnale, con indosso il mantello macchiato di bianco, cupo d’azzurro in assenza di vento. Pigri a calare sulle cime abbeverate d’argentina pioggia, cinguettii appigliati scrutanti la terra e il mare. Ahimè, tristezza in velo copre il verde intorno! Ahimè, d’un giorno di maggio che riempie di nostalgia i cuori in affanno! Oh dolce stagione dei miei anni, ricordo le calze bianche e le scarpe di festa in corse allegre e ingenue, tra le viuzze e le pietre risuonanti in echi accompagnati da voci in canto. Scruto l’orizzonte, ricerco l’immagine disegnata d’artista sul mio passato. Ricerco invano! In questo mattino di maggio, tra giochi birichini d’un sole infante, le memorie si mescolano sul tavolo delle carte, non un asso, ma figure sgualcite con i cuori e regine. Ripongo il tempo specchiato, respiro della bellezza fulminea d’istanti, percorro la via che segue costante i miei passi.
Rita Vieni